PARLIAMO DI...
STAR OF BETHLEHEM

“Per quelli che sono in grande pena a causa di condizioni che per un certo tempo li rendono molto infelici. Il trauma causato da cattive notizie, la perdita di una persona cara, lo spavento che segue un incidente. Per quelli che per un certo periodo rifiutano di essere consolati questo rimedio porterà loro conforto.”
E.Bach

Chiamata anche cipollone bianco, Star of Bethlehem è un bulbo appartenente alla famiglia dei gigli, comune nei prati e nei campi coltivati di tutta Italia. Fiorisce da marzo a giugno con tante piccole corolle bianche splendenti che presentano una striatura verde sull’esterno dei petali con un elegante risvolto, raccolte in racemi, si apre al tardi mattino per chiudersi alla sera. I fiori recisi hanno lunga durata, gli steli se spezzati o sfregati l’uno all’altro producono un suono che imita i Cincerinci. Le foglie sono lineari.
E’ l’unico fiore del sistema floreale che ha sei petali, paragonata alla stella ebraica di David, perché la sua geometria suggerisce due triangoli equilateri sovrapposti che puntano verso l’alto (il mondo materiale verso Dio) e verso il basso (il mondo divino verso la Terra): simbolo della sintesi degli opposti, ed espressione di tutte le cose.
Il sei rappresenta una geometria perfetta: quando subiamo un trauma, la geometria, l’armonia, l’equilibrio del nostro organismo vengono sconvolti, e Star of Bethlehem, con i suoi fiori di colore bianco (simbolo della purezza, della calma, della pace) è in grado di ripristinare la geometria alterata.
Un evento doloroso, uno spavento, una notizia che ci rende infelici ed ecco che tutta la nostra geometria interna sembra scomporsi e abbiamo la sensazione di aver perso qualcosa. Qualcosa si disintegra in noi, il dolore sembra inconsolabile, la mente si intorpidisce, ci sentiamo come paralizzati, rallentati, il nostro centro emotivo è entrato in blocco. Il bulbo si gonfia di dolore, un accumulo, una cristallizzazione emotiva che impedisce il fluire delle emozioni. Il nostro corpo si trasforma in una corazza per difendersi nel rifiuto di essere consolati, le emozioni rimaste bloccate si esprimono attraverso il corpo somatizzando.
Non si è più come prima, si ha la sensazione di doversi sempre difendere, ci si sente spenti e afflitti, abbiamo perso il nostro equilibrio interiore, in una specie di anestesia emotiva ci allontaniamo dalla nostra strada, e la Stella di Betlemme ci illumina nel ripristino di noi stessi. In un masochistico abbandono perdiamo l’interazione con il mondo esterno, la ferita non riesce a rimarginarsi (sia essa fisica, emotiva o spirituale), non si riesce a smaltire in maniera naturale l’evento traumatico e rispondiamo di conseguenza con una distorsione che porta alla paralisi di alcune zone emozionali o del corpo.
Una paralisi dell’anima, il rifiuto interiore di prendere parte attivamente nella vita.
Invece di vivere, ci ritiriamo e “chiudiamo bottega”, fingiamo quasi di essere morti e in questo modo accumuliamo un sacco di scorie emotive, che se non assorbite produrranno veleno nel corpo e soprattutto bloccheranno la comunicazione interna nei vari livelli.
Marzo .... i fiori sbocciano in una nuova primavera, nella fioritura splendente di una nuova stagione, il loro bianco, pieno di candore, porta pace, calma e purezza là dove sentivamo il bruciore di una ferita; essi si aprono nella tarda mattinata, proprio quando nella nostra geometria interna uno degli organi con massima attività è proprio il nostro cuore.
Così il nostro cuore si apre di nuovo alla vita, ritrova la strada perduta nel dolore che da sconsolato recupera l’energia bloccata e la reintegra, come la striatura di colore verde accompagna il colore bianco dei petali. I residui sono in grado di dissolversi, si diventa più vitali con una nuova chiarezza e forza interiore. Giunge la sera, ed i fiori si chiudono,il ministro del nostro cuore informa il sovrano che non è più necessario corazzarsi dietro una fortezza.
Il “consolatore dell’anima” integra le esperienze dolorose, trasforma il dolore del passato in forza attiva per procedere oltre, proprio come la stella di David ci ricorda che nell’interazione tra Cielo e Terra, tra Materia e Divino, ogni esperienza, anche se dolorosa ci è stata posta sula strada per un preciso motivo. A volte crediamo o siamo portati a pensare che nessun dolore ha un buon motivo per esistere, ma non è proprio così.... la vita prende e da in egual misura e attraverso dolori scopriamo la nostra natura e la nostra predisposizione alla vita. Ed ecco che lo stelo spezzato, o sfregato in un attrito come può essere un evento della vita, produce un dolce suono nonostante il dolore .... e si ode il suono musicale di una cinciallegra! Sì perché ora riusciamo a procedere “oltre” il trauma; scopriamo all’interno dello scrigno del nostro cuore la risoluzione, l’integrità, si creano nuovi rapporti di luce e conquistiamo l’interezza di noi stessi.
La nostra stella ci ha ricondotto sulla nostra via, ha ricomposto la nostra originale geometria e siamo in grado di assumerci le responsabilità della nostra vita, amando, nonostante le ferite.



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