PARLIAMO DI …

SCLERANTHUS ( scleranthus annuus)
Centigrani

 “ Per quelli che soffrono molto di non sapersi decidere fra due cose, sembrandogli la prima più giusta  della seconda. Sono persone abitualmente tranquille che sopportano da sole le loro difficoltà e non sono inclini a discuterne con gli altri”.
E.Bach

Si tratta di una pianta di dimensioni minuscole, il centigrani, conosciuta anche con il nome di “fiorsecco”, cresce nei campi, dopo la raccolta del mais ( ci riporta all’elemento grano simbolo del padre), preferisce terreni sabbiosi ma non calcarei, si estende più in lunghezza che in altezza, distendendosi con un andamento a destra e sinistra.
Ciò esprime l’esistenza di due situazioni diverse che attirano in uguale misura e il bisogno di distinguere si legge negli stami intrecciati della pianta che formano un bivio con nodi e biforcazioni ospitando foglioline anch’esse disposte a dividere lo spazio in due.
I fiori, privi di petali, essendo di colore verde suggeriscono che la capacità di scegliere tra due opzioni verrà data dall’energia del cuore (verde come il colore del chakra cardiaco); fioriscono da maggio ad ottobre, il calice diventa duro quando ci sono i semi dentro.
Il calice si trova al centro delle diramazioni, pianta senza fiore, profumo, colore con un carattere dimesso, nascosto, indeciso.
Una pianta riservata, restia a mostrarsi, restia ad affidarsi generosamente alle forze creatrici e plasmatrici della luce e quindi della vita.
Cresce di nodo in nodo, negandosi una metamorfosi luminosa, si blocca, si comprime, si raggomitola, si ritrae nel fiore.
Il centigrani è un vegetale all’apparenza insignificante che sfugge alla vista e si confonde con le erbe circostanti: lo notiamo solo se prestiamo attenzione, ma dopo un momento sembra scomparso, e ci sentiamo spinti a controllare se è ancora là.
Una volta individuato in un campo, diventa familiare e lo riconosciamo con maggiore facilità, proprio come accade quando abbiamo fatto una scelta convincente fra due possibilità.
Anche la presenza stessa della pianta è variabile: tornando dopo pochi giorni là dove l’abbiamo scoperta, potremmo non trovarla più perché un animale l’ha mangiata, oppure perché il sole l’ha bruciata.
L’indecisione è in qualche modo superata nel seme che ha una forma sferica, asciutta e consistente; piccolo ma sicuro di sé, ricongiunge le polarità, la dualità dei fusti biforcati in una forma che accentra e concentra le energie.
Nel seme la pianta smette di essere confusa, dilemmatica, amletica di fronte all’essere o non essere, nel silenzio di una fioritura inesistente Scleranthus decide di ritrovarsi nel suo piccolo seme in cui identificarsi.
Questa sperimenta nella sua forma l’indecisione ed il dilemma amletico, il dualismo, l’incerto ondeggiamento degli opposti nel silenzio della sua foggia microscopisca matura col seme qualità di decisione, di lucidità e capacità di costruire un centro, frutto tangibile della sintesi.
Il soggetto Scleranthus disarmonico rimugina costantemente fra due possibilità, vede la situazione da due angolazioni diverse e cerca di capire quale delle due può essere la migliore. Questa oscillazione continua tra due polarità produce una dispersione d’energia che può condurre a vari problemi psicofisici.
Il fiore corrisponde ad un individuo riservato, che non chiede consigli, ma che mostra tratti d’instabilità caratteriale: pertanto è considerato inaffidabile.
La mancanza di chiarezza su ciò che si vorrebbe veramente è il problema principale di Scleranthus, ed esso si lega a squilibri del proprio centro interiore di conoscenza.
Vive l’inquietudine del conflitto tra razionalità e cuore, l’insoddisfazione ed instabilità, i pensieri saltano qua e là come una cavalletta.
L’incapacità di scegliere ripara però il soggetto dalla possibilità di sbagliare e soprattutto vi si rifugia per paura della trasformazione, della propria crescita, esprimendo un’immaturità interiore, caos e ambivalenza.
Scleranthus si è spezzato in due, soffre molto, anche se non lo vuole manifestare e soprattutto non vuole chiedere aiuto, si sente diviso dalla mancanza di baricentro, della sicurezza interiore.
Il conflitto non è esternato, ma vissuto all’interno di sé, nell’introversione e tendenza all’immobilità.
Grande stabilizzatore del sistema, integra gli opposti nell’equilibrio.
Rimedio che conferisce regolarità e stabilità al flusso mentale, liberando il soggetto dalle proprie analisi e controanalisi e dai suoi vicoli ciechi mentali.
Aiuta a fare un bilancio veloce e preciso delle situazioni e a prendere decisioni con gran convinzione interiore e chiarezza.

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