PARLIAMO DI …

LARCH (larix decidua)
Larice

“Per coloro che si credono meno abili e capaci di quelli che li circondano, che si aspettano di fallire, che sentono di non poter raggiungere il successo e così non rischiano mai o non fanno abbastanza sforzi per riuscire nella vita”.

E.Bach

Il larice è un albero tipico della tundra, dall’aspetto debole, delicato, tuttavia in gradi di resistere alle condizioni estreme dell’ambiente in cui vive.
Sotto l’apparente debolezza esso cela dunque un’energia notevole cresce con vigore e velocità fino a raggiungere i trentacinque metri d’altezza: la sua chioma, però sembra incapace di mantenersi eretta, i rami s’incurvano verso il basso e pare non abbiano la forza necessaria per crescere in maniera robusta, le foglie sono fini, sottili, e il profilo dell’albero nel suo insieme è sfumato, incerto.
L’unico albero che perde le foglie simboleggiando lo scoraggiamento e sconforto.
D’altro canto, il legno di larice è resistente, pregiato, imputrescibile; i fiori, gialli i maschili e rossi quelli femminili, appaiono modesti, ma ad un esame ravvicinato essi mostrano caratteristiche di delicatezza e di forza nello stesso tempo…. La forza della fiducia in se stessi.
Si mostra timoroso del giudizio altrui, non si mette alla prova, o non ci riprova dopo un insuccesso cercando scuse e pretesti per non dover intraprendere una nuova iniziativa. Convinto di non farcela, la sua falsa modestia denota, invece, mancanza d’autostima e fiducia in se stesso.
Interiormente si sente inferiore, il proprio metro di valutazione è rappresentato dagli altri, dal mondo esterno e visto che tende a guardare sempre al risultato, non accetta i propri limiti e gli insuccessi, mostrando un lato narcisistico.
Il confronto con se stesso è difficile e soprattutto non accettabile da Larch, egli rinuncia piuttosto che mostrare agli altri e soprattutto a se stesso un insuccesso. Il vero fallimento che Larch non vede, non è nella non riuscita di un’azione, ma nell’evitare di tentare.
Nella vita si nasconde dietro l’incapacità, l’autolimitazione, l’inadeguatezza, il pessimismo, la falsa modestia nell’eccessivo apprezzamento e ammirazione per gli altri: “Io non sono in grado, non sarò mai bravo quanto te…. Tu sei migliore….”. Sotto la maschera spinge lo scoraggiamento, l’orgoglio di sé, la paura di fallire e il rifiuto tengono Larch in una stasi che accarezza il proprio ego.
Nelle radici di questo albero troviamo forse troppi rimproveri ricevuti da bambino finendo per credersi sbagliato, sminuito ed incapace. Non avendo potere personale si sente in balia di personalità dominanti, inventerà di tutto per convincere, in primo luogo se stesso, che vi sono degli impedimenti tali da non permettere l’azione. In questo modo cerca di salvarsi la faccia ed evita una prova che potrebbe avere un esito incerto.
In questo modo, però, ci si preclude ciò che la vita ci offre, come l’opportunità di imparare attraverso continue esperienze; a livello resta una sensazione di scoraggiamento e tristezza. Si produce a livello intimo un blocco che spinge al ritiro ancora prima di aver tentato, è come se passate esperienze negative avessero impresso una ferita che continua a farsi sentire ogni volta che emerge l’impulso di cimentarsi in qualcosa di nuovo.
Una forte capacità di giudizio unita ad una debolezza dell’Io. Il giudizio diventa, infatti, il nodo centrale della vita di Larch, una predominanza del piano mentale su cui ruota gran parte dell’insicurezza lamentata dal soggetto stesso.
La nostra vita è una continua opportunità di imparare e crescere, occorre abbandonare i criteri di giudizio adottati da altri e accettare ogni sfida che si presenta nella nostra giornata di scuola. Ogni occasione di crescita vale la pena di essere accolta ed esercitata, avendo fiducia e soprattutto fede nella vita.                                                                                       Ritroviamo l’audacia nutrimento della nostra autostima.
Autostima: sentiamo parlare spesso di questa parola, non confondiamo però la stima di sé con l’autoammirazione: avere stima di se stessi significa “stimarci”, “darci un valore” secondo un nostro metro di giudizio e non in base ai successi raccolti da mostrare al resto del mondo, sentire il nostro posto nel mondo, in quanto siamo vivi, la possibilità di sentire emozioni e la possibilità di esercitare la nostra vera volontà.

Larch sta alla base d’ogni personalità come potenziale dell’espressione originale nella vita, il modo originale che ognuno di noi ha nel partecipare in questo affascinante gioco che è la vita.


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