PARLIAMO DI …

BEECH (fagus sylvatica)
Faggio

“Per coloro che hanno bisogno di vedere più bontà e bellezza in tutto ciò che li circonda, e anche se molte cose appaiono sbagliate, riescono a distinguere quanto c’è di buono. Per essere più tolleranti e indulgenti e comprendere meglio le vie differenti imboccate da ogni individuo e da tutte le cose per arrivare alla propria perfezione finale”.
E.Bach


Albero maestoso, raffinato e quasi perfetto, il suo tronco spoglio possiede un legno con grandi venature e senza nodi che può essere lucidato con ottimi risultati, la corteccia è liscia e le foglie sono eleganti, pieghettate, di un verde intenso.
La chioma così fitta, da non lasciar passare i raggi del sole impedisce lo sviluppo del sottobosco e la nascita di pianticelle, ai piedi del faggio stesso; nient’altro che le piccole primule, alcune querce e alcuni agrifogli avranno la forza sufficiente per prosperare in un ambiente così ostile.
Il comportamento del faggio è abbastanza intollerante con gli altri tipi di vita vegetale. La crescita notevolmente orizzontale dei suoi rami e la disposizione delle sue foglie, fa sì che sotto di loro filtri pochissima luce e acqua piovana, dando luogo a boschi ombreggiati.
Questi alberi, oltre ad avere un aspetto severo e spigoloso, trasmettono un’impressione di forza, rigore, tenacia, e in mezzo ad una faggeta sentiamo vibrare un’atmosfera imponente e austera da cattedrale.
Di là dell’apparente perfezione del faggio, questo albero in realtà è debole, ha radici poco profonde, tanto che può essere danneggiato dai venti impetuosi, ciò denota un fondo di insicurezza.
Come il faggio appare perfetto ed elegante nella sua forma, così la persona in stato Beech negativo mostra agli altri e soprattutto a se stesso la sua presunta perfezione; il suo fortissimo ego è accarezzato dalla visione che di sé e del suo ordine che pare essere giusto in assoluto. Il tronco liscio senza nodi pare essere senza difetti e così desidera che gli lo vedano: perfetto! Credendo di incarnare la perfezione vede e critica i dettagli altrui che giudica, nella sua arroganza e presunzione, sbagliati.       
Beech indossa ogni giorno un esagerato criticismo e rigore, altamente conformista, egli necessita invece di essere accettato; diventa autoritario, duro e perfezionista per compensare la sua forte insicurezza di base, che sente dentro, ma che non vuole vedere. Si difende, nella paura dell’altro, ferendo attraverso un accentuato cinismo, dove sfoga tutta la sua rabbia ed intolleranza.
E’ facile essere attratti dalla sua bellezza e dalla sensazione di saggezza, ma non appena ci si avvicina, non appena abbiamo passato un po’ di tempo insieme, avvertiamo il pregiudizio incalzante; proprio come quando entriamo in chiesa per essere accolti ed usciamo con un giudizio di colpa.
Come un giudice sancisce la sua sentenza, così fa il nostro faggio che scambia la tolleranza e la comprensione con eccessivo senso critico e soprattutto che solo il suo “ordine”, il suo “modello” è quello giusto, tutto il resto è discutibile o di pessimo gusto.
Il problema principale è il dettaglio, critica e giudica perdendo così la visione completa della realtà; la sua intransigenza alla lunga lo isola, rendendolo ancora più acido.
Attratti dall’ombra di un faggio cerchiamo ristoro, ma in realtà sotto i suoi rami non si respira, ci si sente soffocare e come un severo genitore non lascia la libera espressione al figlio impedendogli la sua vera crescita, così il faggio non permette la crescita di alcuna vegetazione.
Beech non riesce o non vuole essere critico con se stesso, il suo gran problema è, infatti, costituito dall’incapacità di guardare dentro di sé. Non accettando le critiche che gli altri possono rivolgergli, egli esplode, si arrabbia, butta fuori il calore che ha dentro senza serbare rancore.
In realtà Beech è un emotivo, la sua debolezza (espressa dalle radici poco profonde), lo rende avaro dei propri sentimenti, soffre di non essere più capace d’aprirsi ad un sorriso e non sa più che cosa fare; vive proiettando la sua ombra negli altri, tutto ciò che ha rifiutato di sé lo vede negli altri. In prima istanza egli si è visto, si è giudicato e si è rifiutato.

La personalità ha posto un blocco alle esperienze negative sviluppando un proprio codice di comportamento con una serie di meccanismi difensivi.
Fiore della tolleranza, il faggio trasforma l’eccessivo criticismo in comprensione, la reattività nei confronti degli altri in sensibilità, l’arroganza in amore sincero e l’orgoglio in accettazione.
Si ritrova la capacità e soprattutto la volontà di immedesimarsi nelle situazioni prima di giudicarle, di staccarsi dagli avvenimenti e osservarli da diversi punti di vista, individuando il lato positivo.

Non esiste nulla in natura solo “negativo”, l’ombra ha solo bisogno di essere rischiarata dalla luce: così è per tutti!

stampa indietro Indietro - Back
   
loredana@soffiodiluna.it